V municipio: “Mettiamo l’ex sala consiliare a disposizione delle moschee per il Ramadan”

La proposta ai centri islamici del territorio, dieci in totale, per evitare il caos durante il mese del digiuno, a giugno. Il tutto all’interno di un tavolo permanente di confronto con il Cail, Coordinamento delle Associazioni Islamiche del Lazio


Moschea in via Gabrio Serbelloni

Masjeed-e-Rome, in via Gabrio Serbelloni, è la più affollata. In un normale venerdì di preghiera ospita fino a cinquecento fedeli, a pochi metri dal Quba di via della Marranella e dalla moschea di via Capua. Solo tre dei dieci centri islamici del V municipio, adibiti a luoghi di culto, si trovano a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, nel cuore di Torpignattara. Piccole stanze, ricoperte di tappeti, spesso ricavate da spazi di fortuna, garage, scantinati, già nel quotidiano insufficienti ad accogliere i frequentatori abituali. Se poi, nel mese clou del calendario islamico, aggiungiamo centinaia e centinaia di fedeli, si riempiono anche strade e marciapiedi, specie a tarda sera, con la rottura del digiuno.

“Mettiamo a disposizione l’ex sala consiliare di piazza della Marranella ai centri islamici che ne avranno bisogno, vista l’alta affluenza di fedeli previsti per l’evento”. Quest’anno il Ramadan cade nel mese di giugno, tra elezioni e ballottaggio, e il municipio mette le mani avanti. La proposta arriva dall’assessore Giulia Pietroletti: i luoghi di culto che non saranno in grado di contenere il fiume di musulmani che si riverseranno nel quartiere potranno fare domanda agli uffici della presidenza per l’utilizzo temporaneo dei locali. Un déjà vu.

Ricordiamo l’utilizzo dello stesso spazio per ospitare i musulmani della moschea abusiva di via Alò Giovannoli, luogo di culto attrezzato in un box auto abusivo e sequestrato dalla magistratura. L’ex aula del dibattito politico si trasformò ad agosto 2014 nella Torpignattara Jame Masjid, luogo di culto chiesto in prestito dai bengalesi sfrattati e concesso per un mese dal presidente Palmieri. Una scelta che non passò indenne dal tritacarne di media e opposizioni.

Ma stavolta non si tratta di tamponare la ferita. La proposta si inserisce all’interno di un progetto di collaborazione più ampio. Un tentativo di dialogo formale tra istituzioni e comunità musulmana con un tavolo permanente di incontri, già in corso, insieme ai rappresentanti di tutti i centri ricadenti nel territorio municipale, da Torpignattara a Centocelle, sede di Al Huda, nota moschea di via dei Frassini. Interlocutore centrale il presidente del neonato Cail (Coordinamento delle Associazioni Islamiche del Lazio), Francesco Tieri, 41 anni, italiano, da 12 convertito all’Islam.

“Abbiamo da subito manifestato apprezzamento per questa iniziativa, inedita nel Comune di Roma, anche per l’impostazione che l’assessore ha dato fin da subito alla relazione, basata sul reciproco ascolto” spiega. Per quanto riguarda la proposta del municipio di concedere la sala, si dice “disposto a farsi carico della gestione della struttura”, ma il tentativo di dialogo guarda oltre.

“Consapevoli del delicato momento istituzionale di una Capitale senza sindaco, prossima alle elezioni amministrative, e con il Giubileo Straordinario in corso, abbiamo dato la nostra massima disponibilità ad alcune esigenze espresseci al tavolo. Prima tra tutte, quella di farci veicolo di comunicazione per l’avvio della raccolta differenziata, in un municipio che è quello con la maggior concentrazione di residenti di origine straniera”. I volantini erano già stati stampati anche in arabo, poi il progetto porta a porta si è arenato, ma l’idea resta pronta a partire non appena la differenziata si sbloccherà anche in V municipio.

“In linea generale – spiega Pietroletti stiamo tentando di mettere insieme una rete coesa fra realtà islamiche del territorio e istituzioni municipali, anche tramite un lavoro di mediazione culturale. Favorire il dialogo è un nostro obiettivo centrale. Abbiamo anche chiesto magari di fare il sermone del venerdì anche in italiano. E poi c’è tutta la questione della messa in regola dei luoghi di culto. Vorremo tentare di dare una mano tramite i nostri uffici tecnici, o quanto meno informare sugli interventi possibili da un punto di vista edilizio”. Già, questo è uno dei muri mai abbattuti.

Non esiste un’intesa dell’Islam con lo Stato italiano, e attorno alle moschee ufficiali, quattro in Italia e una a Roma in zona Parioli, si muove un sottobosco di centinaia di centri culturali utilizzati come luoghi di preghiera, pur senza minareto e richiamo alla preghiera del muezzin. Dovrebbero rispondere a precise normative edilizie in quanto luoghi accessibili al pubblico e aver ottenuto il cambio di destinazione d’uso. Ma il condizionale è d’obbligo, e il mare magnum di soluzioni improvvisate per rivolgersi a La Mecca è incontrollabile.

“Avendo avuto la possibilità di esprimere le nostre esigenze, abbiamo sintetizzato le stesse in quello che è un po’ il problema comune a tutti i Musulmani in Italia – spiega Tieri – e cioè, quello di trovare una forma di riconoscimento per alcune attività svolte dai Centri Islamici, prima tra tutte l’organizzazione della Preghiera Collettiva per i Musulmani”. Difficile che l’apporto municipale possa cambiare il quadro. Ma intanto, si parte dall’ascolto.